Seminari estivi mono-tematici - Accademia Yoga Samavaya - Lissone

 

Durante questi seminari gli allievi hanno modo di praticare quanto sperimentato e vissuto durante l'anno. Il seminario diventa un momento intenso e concentrato dove poter vivere più intensamente lo yoga. È anche un momento introduttivo per quanti non abbiano mai praticato yoga o vogliano approfondire questi aspetti.

      

Accademia Yoga Samavaya - Seminari estivi Yoga

   

Seminari estivi 2017

 

22-23 luglio - ASANA

 

Asana è assenza di sforzo con la mente rivolta all’infinito (PYS II, 47)

 

Asana, respirare la vitalità: quest’anno, presso l’accademia Samavaya, abbiamo sperimentato nuovi modi e sequenze che hanno permesso al corpo di respirare e assorbire vitalità. L’assenza di sforzo e un contatto sapiente con le sensazioni interiori ci ha permesso di accedere al serbatoio delle forze illimitate che avvolgono l’esistenza umana. Praticheremo per condividere le scoperte realizzate durante le pratiche svolte nel corso dell’anno.

 

Iscrizioni: entro 30 giugno, tramite acconto di euro 30. I numeri dei posti sono limitati.

 

Orari:

 

Sabato: mattino 10.00-13.00, pomeriggio 15.00-18.30

Domenica: mattino 09.00-12.30, pomeriggio 14.00-15.30

 

Quota del seminario: euro 160, comprensiva del corso, vitto (bevande incluse) e alloggio (supplemento di 10 euro per la camera singola).

 

08-10 settembre - MEDITARE

 

Quando si arresta l’intero flusso delle attività sensoriali grazie all’energia del soffio che sale piano piano, nel momento in cui si sente un formicolio, si diffonde la suprema felicità (VB 67)

 

Meditare, realizzare il corpo yogico: quest’anno presso l’accademia, utilizzando i testi e le indicazioni provenienti dai principali testi della tradizione yoga, abbiamo praticato meditazione con intensità. Il corpo è diventato territorio ricco e sconfinato. Siamo riusciti a sentire e a comprendere come la vita sensibile si organizza dentro di noi intuendo la bellezza a cui la nostra coscienza, se ben orientata, ha facile accesso. Grazie alla meditazione, perdendo la percezione abituale del corpo (karma e jnana indriya) e trasformandosi in un corpo yogico il nostro essere riconosce prontamente la propria vera natura.

 

Iscrizioni: entro 28 agosto, tramite acconto di euro 40. I numeri dei posti sono limitati.

 

Orari:

 

Da Venerdì a Sabato: mattino 10.30-13.00, pomeriggio 15.00-18.00

Domenica: mattino 09.00-12.30, pomeriggio 14.00-15.30

 

Quota del seminario: euro 250, comprensiva del corso, vitto (bevande incluse) e alloggio (supplemento di 20 euro per la camera singola).

 

 

I seminari, aperti anche a coloro che non hanno mai praticato yoga, si tengono in Val Tartano, presso l’albergo Gran Baita. L’ospitalità e la buona cucina renderanno il soggiorno piacevolmente riposante.

 

Per informazioni e iscrizioni: Gino Fioravanti 347.46.30.811

 

Temi di alcuni seminari svolti

  1. Asana e micro-movimenti
  2. Asana, equilibrio, allungamenti passivi, torsioni
  3. Pranayama, respiro della vitalità
  4. Dhrana e dhyana, meditare sul corpo
  5. I cinque elementi nella tradizione yogica
  6. Yama e niyama, asana e pranayama
  7. Yama e niyama, le meditazioni
  8. Chakra sadhana, le asana
  9. Chakra sadhana, il pranayama
  10. Chakra sadhana, le meditazioni

Seminario 1 Asana e micromovimenti

Il seminario dedicato ad "Asana e Micromovimenti" è un lavoro interessante che riduce la distanza tra quello che può essere definito uno yoga dinamico e quella che viene generalmente considerata una pratica di yoga statica.

Lo yoga è uno stato dell'essere dove passiamo dal movimento esteriore a una quiete interna ma è necessario innanzitutto passare da un movimento solitamente accelerato, con cui ci relazioniamo al mondo esterno, a un movimento ridotto e orientato all'auto-correzione del corpo. Attraverso il rallentamento entriamo in un ritmo diverso, oscillante e fluttuante. La percezione corporea migliora, gli schemi motori vengono, per così dire, "aggiornati". Ogni singola articolazione viene esplorata opportunamente e ha possibilità di essere reintegrata nell'essere, ritorna ad essere vitale. Una pratica fondamentale.

    

Seminario 2 Asana, equilibrio, allungamenti passivi, torsioni

Le asana vengono sperimentate e studiate dal punto di vista delle loro funzioni. È un ottimo momento per praticare quelle asana che riattivano i sistemi neuro-fisiologici con cui manteniamo il corpo in equilibrio: occhi, catene muscolari e sistema vestibolare, di modo che questi tre importanti sistemi possano integrarsi e tornare nuovamente in una dimensioni di "dialogo tonico".

Una grande parte della pratica è dedicata agli allungamenti passivi. Gli allungamenti passivi segnano la differenza tra yoga e stretching. Non "tiriamo" volontariamente il muscolo ma lo abbandoniamo gradatamente alla forza di gravità. L'allungamento è misurato e progressivo, questa modalità permette un lavoro non solo di tipo muscolare ma di tipo "fasciale" (la fascia è una specie di guaina di tessuto connettivo che ricopre la muscolatura). Questo contatto con la fascia ci permette di sentire la diffusione del movimento e l'effetto globale dell'asana in maniera più ampia e più profonda di quanto non si possa percepire quando ci si concentra sul muscolo o si eseguono movimenti volontari. Le torsioni ci permettono di introdurre il concetto di kundalini e diventare così consapevoli dello scorrere della vitalità lungo la nostra colonna vertebrale.

   

Seminario 3 Pranayama, respiro della vitalità

Ascoltare la vitalità scorrere e fluire nel proprio corpo e "nutrirla" grazie a una misurata attività respiratoria ci chiarisce il termine pranayama.

Pranayama è, secondo la tradizione, estensione e incremento della vitalità in tutte quelle aree del corpo che non ricevono più tale flusso vitalizzante. La pratica di pranayama è tonificante e distensiva nello stesso tempo. È un modo per stare in contatto con la globalità del proprio essere in modo semplice è già meditativo.

Pranayama può essere praticata solo dopo essere entrati in un buono stato di percezione corporea e asana, è un seminario che quasi sempre segue quello dedicato ai micromovimenti e allo studio delle asana. La respirazione è lo strumento usato nello yoga per lavorare su pranomaya kosha, il corpo respiratorio, che è posto all'interno del nostro essere rispetto alla struttura fisica, in direzione del Sé (secondo la tradizione dei 5 kosha presente nelle upanisad).

  

Seminario 4 Dhrana e dhyana, meditare sul corpo (deha dharana)

Attraverso questi due termini, lo yoga ci introduce nella dimensione della meditazione. Che cos'è la meditazione secondo queste due parole? Dharana è uno stato di concentrazione cioè la capacità di rimanere in contatto per un tempo prolungato su un oggetto verso cui viene posta la nostra coscienza. Quando questo stato di contatto è stato stabilizzato (dharana vuol dire anche base, supporto, indica qualcosa di stabile) allora a dharana succede dhyana, la comunicazione. Iniziamo ad essere non solo in contatto ma in comunicazione con l'oggetto della nostra meditazione. Durante i seminari utilizziamo il corpo e la respirazione come elementi su cui meditare, con cui comunicare. Percepirci e osservarci in modo diverso da come siamo abituati ci insegna a considerare il corpo come una realtà naturale, vasta e complessa come lo è un intero universo. Grazie a questa visione possiamo incominciare a sentire gli elementi naturali presenti in noi, la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria e lo spazio.

   

Seminario 5 I cinque elementi nella tradizione yogica

Tutte le antiche tradizioni, quella yogica, quella taoista, quella alchemica per non parlare delle importanti tradizione elleniche descrivono l'intero universo e l'essere vivente formato, in proporzioni opportune relative alla specie di appartenenza, da cinque elementi (Eraclito). Questa visione viene adottata anche dalla medicina (che la utilizza fino a rinascimento inoltrato). Sembrerebbe una visione oramai superata... Ci è stato insegnato a non identificarci più con la natura ma con la bio-chimica. Il corpo non è più fatto di terra ma di ossa. Eppure questi elementi vivono nel nostro essere e dialogano ancora con i corrispondenti elementi presenti nella natura. Lo yoga è il mezzo formidabile per trasformare questo antico sapere in una pratica viva, attuale, interessante e coinvolgente. Grazie allo stato meditativo possiamo tornare a sentire il corpo secondo la presenza di questi elementi. Possiamo percepirli, sentire le ossa diventare terra e l'acqua, l'aria e il calore scorrere e fluire al nostro interno. Durante la pratica si adottano semplici asana, pranayama e meditazioni come strumenti elettivi per entrare in contatto con questa realtà interne e interiori.

   

Seminario 6 Yama e niyama applicati ad asana e pranayama

Yama e niyama sono i precetti dello yoga. Quelle dieci norme che Patanjali pone come condizione preliminare ed essenziale alla pratica dello yoga.

Questo vuol dire che asana e pranayama possono (o forse dovrebbero) essere praticati secondo queste norme. È limitativo pensare che questi termini debbano essere equiparati ai dieci comandamenti della tradizione cattolica. Non sono solo regole morali ma sono proprio indicazioni utili per praticare le posizioni, la respirazione, la meditazione (PYS II-29). Queste "dieci parole" scritte nella loro precisa successione ci dicono quale atteggiamento adottare non solo nei confronti della nostra spiritualità o in relazione alla società ma ci indicano il modo in cui praticare correttamente lo yoga. Yama e niyama rappresentano il modo in cui ci possiamo e dobbiamo relazionarci al nostro corpo durante la pratica di yoga e nel corso della nostra intera esistenza.

   

Seminario 7 Yama e niyama, le dieci meditazioni

Meditare su questi dieci aspetti vuol dire considerarli dal punto di vista del comportamento.

Meditare non vuol dire imparare a memoria dieci regole ma penetrare nel senso profondo della parola, osservata dai suoi diversi punti di vista, percepita e sentita in risonanza col corpo. Ognuno di questi precetti viene raccolto nell'interiorità e messo in contatto con il corpo, con un'asana, con il respiro e il vissuto (samskara). Solo allora possiamo dire di avere lavorato per elaborare tali concetti. Il seminario è più facile da esperire che da descrivere. Le pratiche sono semplici, si resta in contatto, come osservatori, con il corpo, il respiro e con il vissuto e si viene opportunamente guidati dall'insegnante alla scoperta del proprio essere.

  

Seminario 8 Chakra sadhana, le asana

Questo seminario è dedicato alle pratiche fisiche relative ai chakra.

Asana e pranayama, opportunamente scelti, sono i mezzi per accedere e utilizzare questo straordinario sistema tradizionale per la conoscenza dell'uomo che lo yoga da millenni ci tramanda. La pratica consiste nell'adottare forme (asana) che risveglino "sensibilità" relative ad ognuno di questi sette aspetti. La cosa non è così semplice come viene spesso descritta in certi libri di yoga di chiara impostazione commerciale. Non si tratta di costringere il corpo in una posizione o di "sbloccare" qualche area fisica ma di attivare nel corpo la "qualità" relativa al chakra scelto, nel rispetto dei propri tempi e limiti fisiologici (si seguono le norme di yama e niyama). Non è solo sulla forma e sulla zona del corpo che si deve lavorare ma sul risveglio dell'elemento (uno dei cinque elementi prima citati) relativo al chakra stesso, come vuole la tradizione.

   

Seminario 9 Chakra sadhana, il pranayama

Lavorare sui chakra utilizzando la respirazione è il punto centrale, il cuore di una pratica yoga "ideale". I chakra sono segmenti orizzontali che delineano le varie zone del tronco e della testa secondo un preciso ordine di carattere evolutivo. I veri maestri ci insegnano che queste aree, per essere in equilibrio, devono essere attive dal punto di vista dell'attività pranica, cioè sensibile e respiratoria. Respirare consapevolmente in ognuno di questi sette segmenti è il modo per purificare ogni singolo aspetto relativo alla vitalità del nostro corpo e del nostro essere.

Nulla più si può aggiungere a questa breve descrizione se non venire a conoscenza della pratica ed esercitarla.

  

Seminario 10 Chakra sadhana, le sette meditazioni

Meditare sui chakra è il modo che ha l'individuo per passare in una sfera spirituale e universalizzata del proprio essere. Attraverso i chakra l'individuo è fornito di una via precisa e ben segnata che gli permette prima di individualizzarsi, poi di perfezionare questa individualità e infine di lasciarla espandere in ogni direzione (contatto con il sé universale).

Il percorso è tutt'altro che semplice ma, per contro, non è neppure difficile. Non è esoterico né apre a visioni paradisiache o volte all'acquisizioni di poteri da "super-eroe dello spirito" per dirla con ironia. Conoscere il nome e il significato di ogni singola chakra è già meditazione. È un modo per stabilire un contatto con lo stato della nostra coscienza, per sapere dove ci stiamo dirigendo, per avere un'idea su dove orientare il lavoro interiore. Tanta letteratura sull'argomento è stato un fenomeno piuttosto fuorviante anziché illuminante ma semplici meditazioni a mediazione corporea e respiratoria sul significato del nome possono farci comprendere la completezza e la bellezza di una pratica relativa ai chakra (chakra sadhana).